POESIA E PRASSI - Osservazioni sulla poesia

Gian Luigi Nespoli



In un articolo pubblicato sulla Rivista “Controinformazione” del lontano Dicembre 1981, parlando di poesia, affermavo :

“Noi crediamo che l’arte, e la poesia che ne è una delle massime manifestazioni, sia totalità dinamica, unità soggetto-oggetto, unità tra teoria e “praxis”. In questo senso, la poesia è, al tempo stesso, soggetto e oggetto della trasformazione della realtà storica. Non c’è poesia (non c’è musica, non c’è pittura) fuori della storia dell’uomo, del suo divenire sociale, fuori del rapporto società-natura. Per questo, in ogni fase storica, la vera poesia ha sempre assolto una funzione critico-rivoluzionaria e non solo ludico-estetica.” (“Poesia come totalità”).

Ora, al di là dello schematismo e dei limiti lessicali di tali affermazioni la cui perentorietà può provocare un atteggiamento di pregiudiziale rifiuto, resto profondamente convinto della validità dei loro contenuti.

Credo che la questione centrale, in quest’ordine di questioni, sia in effetti il rapporto fra la poesia e la prassi, fra la poesia e la realtà dell’uomo, della società e della natura che lo circonda . Non si può ignorare che il termine stesso di poesia, deriva dal greco “poiein” il cui significato lessicale è “fare, trasformare”.

Nella cultura occidentale, la poesia dell’antica Grecia, tanto nelle sue espressioni epiche o liriche (basta pensare ad Omero od ai lirici greci) è nata e si è nutrita della storia, gli accadimenti, le vicende dell’uomo del proprio tempo e si è legata alla visione mitologica che è un’altra manifestazione del pensiero e del sentimento dell’uomo.

Lo sviluppo successivo della poesia europea, dall’epoca classica romana a Dante, al Rinascimento, fino al Romanticismo ed al secolo XiX e XX è stata segnata, al di là delle apparenze e dei diversi linguaggi poetici, dal rapporto con la realtà dell’uomo, con le sue concezioni filosofiche, morali , religiose, politiche.

Che la poesia (così come le altre manifestazioni artistiche) abbia un proprio peculiare linguaggio che assume caratteri specifici a seconda delle epoche storiche e dei popoli, nessuno può in buona fede negarlo per la semplice ragione che la poesia, forse più di altre manifestazioni dell’arte e della cultura, riflette il linguaggio specifico di una comunità umana e le sue trasformazioni nel tempo.

La lirica, l’accompagnamento della parola con la musica, è stata, con la pittura, la prima manifestazione sociale delle comunità umane : la poesia (per secoli un fatto verbale, non scritto) nasce dalla parola comunicante, ne è figlia diretta : come negare dunque la funzione sociale della poesia, il suo inestinguibile rapporto con la socialità, con l’uomo come essere sociale, come alcune correnti poetiche e letterarie hanno fatto nel novecento ?

Contrapporre la peculiarità estetica della poesia alla sua funzione etico-sociale, sostenere che la poesia non avrebbe nulla in comune con la morale, la filosofia, la politica, la scienza, il costume, non è un fatto casuale o puramente estetico (non è sufficiente, per spiegarlo, la teoria della “torre d’avorio”) ma risponde a ben determinate esigenze ideologiche, filosofiche e politiche: significa privare la poesia della sua funzione storico-sociale, allontanarla dalla storia e dalle pratiche dell’uomo, dai suoi bisogni concreti, dalle sue utopie. significa, in altre parole, distruggere la funzione critico-rivoluzionaria della poesia, ridurla a puro gioco, puro diletto individuale.

Al contrario, affermare e sostenere il valore della poesia come mezzo di comunicazione umana e sociale non può significare e non significa annullarne la sua primordiale componente estetica, negare la necessità della ricerca della “bellezza” che è uno dei compiti fondamentali del poeta, dell’artista: ciò a cui deve lavorare i poeta – e l’artista in generale – è la coniugazione del bello con il bene, dell’estetica con l’etica.

Questo significa che la teoria dialettica marxista dell’unità e della lotta degli opposti, la teoria della trasformazione rivoluzionaria della società trova nella poesia un suo peculiare strumento .

Infine, sono profondamente convinto che anche la poesia apparentemente più “privata”, intimista, individuale, se è vera poesia, riflettendo la coscienza, i sentimenti, i sogni, le utopie d’un uomo, riflette quelli dell’intera comunità umana.

In un momento in cui i poteri dominanti vogliono imporre con tutti i mezzi il loro “pensiero unico” in tutto il pianeta, credo che il ruolo del poeta assurga ad una importanza fondamentale nella lotta per una nuova società.

San Remo, 9 Aprile 2006

 

 

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