Appello per la cessazione del Blocco degli Stati Uniti d’America contro Cuba

documento del Comitato di Coordinamento per l’Aiuto a Cuba

 

 

Cronistoria

 

Il blocco contro Cuba fu imposto dal Governo USA il 3 febbraio  1962 con il Proclama 3447.  Mediante questa decisione presidenziale si stabilì il blocco totale di ogni commercio tra USA e Cuba, sebbene già dal 1959 venissero applicate misure economiche contro il paese caraibico, tra queste il divieto ai cittadini statunitensi di recarsi nell’isola.

Nel 1992 fu approvato dal Congresso nordamericano un nuovo e sostanziale incremento al complesso di sanzioni che comprende il blocco: la Legge  Torricelli che, come nel caso delle anteriori disposizioni, ha per obiettivo l’isolamento politico ed economico di Cuba. Questa legge, comunque, non veniva più giustificata con argomenti relativi alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti, ma dichiarava espressamente la volontà di interferire negli affari interni di un altro paese. Sebbene non sia un elemento nuovo, nel caso di questa legislazione risalta il suo carattere eminentemente extraterritoriale, come si può chiaramente evincere dal contenuto delle sezioni sulla cooperazione internazionale e le sanzioni previste per le compagnie sussidiarie straniere, o affiliate ad imprese statunitensi, che commercino con Cuba, anche quando siano residenti in terzi Stati ed operino sotto l’ordinamento giuridico degli stessi.

Quattro anni più tardi, nel 1996, venne promulgata la Legge conosciuta come Legge Helms-Burton che passava al Congresso degli Stati Uniti le prerogative sul blocco contro Cuba che prima erano di competenza del Presidente, diventando effettiva legge dello stato. Con questa legge si inasprirono le sanzioni e se ne aggiunsero nuove con forti connotazioni di extraterritorialità.

Nell’intento di completare ed ampliare il blocco nordamericano contro Cuba, il 21 ottobre 1998 venne inserito un emendamento nel quadro della Legge Omnibus sulle assegnazioni preventive dell’anno 1999 con il nome di Sezione 211, teso a disconoscere i diritti su marchi, nomi commerciali e proprietà intellettuali che in qualche modo possano essere ricondotti ad interessi cubani.

Con l’ascesa al seggio presidenziale di George W. Bush sono state ancora più inasprite le misure contro Cuba, arrivando a proibire, tra l’altro, le rimesse in denaro di residenti di origine cubana ai propri familiari nell’isola e riducendo i viaggi a Cuba ad uno ogni tre anni per effettive necessità e dietro previa autorizzazione. Sono state anche inasprite le sanzioni contro cittadini statunitensi che, pur trovandosi in paesi esteri, consumino e facciano uso di prodotti di fabbricazione cubana.

 

 

Inconsistenza giuridica

 

Il Diritto Internazionale e la stessa legge degli Stati Uniti definiscono l’embargo come un proclama emesso da uno stato in tempo di guerra, in virtù del quale le navi mercantili straniere ed i loro carichi ed eccezionalmente altre proprietà, vengono posti sotto il controllo dello stato.

In effetti le azioni contro Cuba trascendono la definizione stessa di “embargo”. Lo scopo che si persegue è ostacolare lo sviluppo di legami economici, finanziari e commerciali della Repubblica Cubana con paesi terzi, sottoponendola ad un vero e proprio assedio, fino alla sua resa ottenuta con la forza o con la fame. Si tratta di una sanzione unilaterale imposta dagli USA che applicano in tempo di pace misure di tempo di guerra.

Già nel 1909, nella Conferenza Navale di Londra, si definì principio di Diritto Internazionale il fatto che l’embargo sia una forma di guerra possibile unicamente tra paesi belligeranti.

La legge sul Commercio con il Nemico permette al Presidente USA di imporre misure di emergenza economica, ma solo in caso di guerra o di fronte ad una minaccia alla sicurezza nazionale: Cuba non rappresenta né mai ha rappresentato una minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti né esistono ancora motivi a sostegno di un prolungamento di una situazione di emergenza nazionale generata da Cuba.

Di fronte alla inconsistenza giuridica di quello che è più corretto chiamare blocco che embargo, possiamo aggiungere ancora che la “Convenzione per la prevenzione e la sanzione del delitto di Genocidio”, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 9 dicembre del 1948, qualifica la politica di blocco economico come “crimine internazionale di genocidio”.

Allo stesso modo la Carta della Organizzazione degli Stati Americani qualifica l’aggressione economica come “crimine”.

 

Il blocco contro Cuba viola i seguenti principi e diritti fondamentali della legislazione internazionale:

 

·         il principio di Uguaglianza e Sovranità che è composto da due importanti elementi: la sovranità degli stati e l’uguaglianza giuridica degli stessi. La sovranità si esprime attraverso il diritto a decidere liberamente degli affari interni ed esteri di uno stato senza infrangere i diritti di altri stati né il Diritto Pubblico Internazionale. L’Uguaglianza Giuridica è il diritto di ogni stato di essere considerato giuridicamente uguale a qualsiasi altro stato, senza alcuna subordinazione dell’uno all’altro nonostante possibili disuguaglianze economiche, fisiche o militari. Questo principio è racchiuso nell’art. 2 comma 1 della Carta dell’ONU che nell’art. 78 dichiara: “Le relazioni tra territori che abbiano acquisito la qualità di membri delle Nazioni Unite si baseranno sul rispetto del principio dell’Uguaglianza Sovrana” ed ancora nella Risoluzione 2625 (XXV): “Tutti gli stati godono di uguaglianza sovrana. Hanno uguali diritti e doveri e sono ugualmente membri della Comunità Internazionale, non importano le differenze d’ordine economico, sociale, politico o di altro genere.”

·         il principio del Non Intervento, il quale specifica che “Nessuno stato deve applicare o fomentare l’uso di misure economiche, politiche o di altra indole, per costringere un altro stato a recedere dai propri diritti nazionali ed ottenerne vantaggi sotto qualsiasi forma. Ogni stato possiede il diritto inalienabile di scegliere il proprio sistema politico, economico, sociale o culturale, senza alcuna ingerenza da parte di qualsiasi altro “

·         il principio dell’Indipendenza, che è la facoltà degli stati di decidere con autonomia in relazione ai propri affari interni ed esteri, nel solco del Diritto Pubblico Internazionale,  compreso il diritto al libero commercio con gli altri stati.

 

 

 

Gli effetti del blocco

 

Il blocco contro Cuba viola nel modo più grave i diritti umani della popolazione cubana sotto molteplici aspetti:

·         viola il diritto alla salute in quanto impedisce l’accesso a molti farmaci ed attrezzature mediche prodotte da case statunitensi o case il cui capitale sociale sia anche solo per un 5% di proprietà di cittadini USA.

·         viola il diritto all’istruzione impedendo l’importazione della maggior parte delle nuove tecnologie e degli strumenti informatici che sono, come risaputo, di produzione nordamericana.

·         viola il diritto all’alimentazione ostacolando il commercio e l’importazione di alimenti e beni di prima necessità e procurando uno stato di continue emergenze e scarsità degli stessi beni ed alimenti.

·         viola il diritto allo sviluppo sociale e culturale disconoscendo i brevetti e la proprietà intellettuale cubana, impedendo gli scambi culturali, negando l’accesso ad artisti ed intellettuali a simposi e manifestazioni.

·         viola il diritto al libero commercio impedendo ad imprenditori anche di paesi terzi di commerciare con Cuba. Impedendo i traffici marittimi anche a navi straniere. Sanzionando i propri cittadini e gli investitori esteri che vogliano avere rapporti d’affari con l’isola. Disincentivando e sabotando l’industria turistica cubana.

·         viola il diritto alla serenità ed alla sicurezza sociale favorendo tensione ed esasperazione nella popolazione che si vede ingiustamente privata delle cose più necessarie.

·         viola il diritto alla famiglia impedendo il ricongiungimento familiare tra i cubani residenti negli USA ed i propri congiunti rimasti nell’isola. Impedendo le rimesse economiche ai familiari ed in ultima analisi tutte quelle dimostrazioni di affetto e cure necessarie ad un gruppo familiare che sia anche pur diviso dall’emigrazione.

 

E’ da notare come molti dei punti esposti possano interessare non solo i cittadini cubani ma anche cittadini di qualsiasi altro paese, in primo luogo gli stessi nordamericani a cui viene negata la possibilità di avere scambi commerciali e culturali con un paese così vicino geograficamente ma così lontano per le scelte politiche operate dai loro governi.

Le cifre del blocco

 

I danni economici provocati dal blocco unilaterale degli Stati Uniti contro Cuba sono stati stimati in 80.000 milioni di dollari. I danni ben più gravi, fisici e morali,  provocati alle persone, adulti, bambini ed anziani, non possono essere ridotti a delle fredde cifre.

 

Considerazioni

 

Il blocco contro Cuba rappresenta ormai un significativo caso storico essendo il più lungo assedio che una grande potenza economica e militare abbia mai attuato contro un altro paese, per inciso molto più povero di risorse economiche e strategiche. Abbiamo già visto come siano inconsistenti gli argomenti giuridici che sostengono il blocco. Se moralmente è sempre da condannare uno strumento che attraverso la miseria, la fame e le epidemie persegua uno scopo politico, in questo caso è lampante sia la sproporzione delle misure adottate in relazione allo scopo perseguito, sia la sua inutilità resa evidente dalla lunga resistenza di Cuba. Questo non significa che i danni sulla popolazione siano irrilevanti, anzi sono proprio le fasce più deboli, infermi, bambini ed anziani, che ne sopportano il peso maggiore.

Bisogna ancora considerare che prima della caduta dell’area socialista il blocco era facilmente arginabile attraverso i rapporti che Cuba aveva con questi paesi. Il peso del blocco si è fatto sentire in modo drammatico proprio nei primi anni 90, quando le esportazioni del paese sono crollate del 85% e le importazioni ridotte del 75% dalla sera alla mattina. Il fatto che anche in condizioni così tragiche Cuba abbia resistito ed anzi, ci sia anche stata una ripresa economica che in questo momento sfiora il 7% di crescita del PIL, è la prova dell’inutilità politica del blocco e quindi della sua crudele gratuità.

In sede ONU il blocco contro Cuba è stato condannato a più riprese fino alla più recente seduta dove il risultato delle votazioni è stato di 179 contro e quattro a favore. Anche la Chiesa Romana, per bocca di Papa Giovanni Paolo 2°, si è espressa contro il blocco. Ciò nonostante l’amministrazione USA prosegue in questa azione ed anzi, è alla continua ricerca di strumenti per allargare ed irrigidire le sanzioni ottenendo come risultato che la controparte cubana si irrigidisca a sua volta in un comprensibile atteggiamento difensivo.

L’Unione Europea, che avrebbe potuto svolgere un ruolo di mediazione, sotto la spinta dei governi più legati alla politica di George W. Bush, ha invece assunto una posizione di sostanziale sottomissione ai dettami degli USA, imponendo a sua volta sanzioni culturali ed economiche che hanno irritato non solo gli esponenti del governo cubano ma anche una parte consistente della popolazione che cominciava a vedere nell’Europa  un punto di riferimento politico e culturale.

 

Conclusioni

  

Di fronte al quadro che presenta il blocco, come violazione del Diritto Internazionale, violazione dei diritti umani di tutto un popolo, violazione dei principi del libero commercio e della libera navigazione, ottusità politica, violazione delle Risoluzioni delle Nazioni Unite, impedimento alla libera circolazione delle idee e della cultura, non possiamo fare altro che levare anche la nostra voce di condanna ed attivarci per chiedere in tutte le sedi possibili la sua immediata cessazione.

La prima risposta è stata l’appello a tutte le forze politiche, alle associazioni, ed a tutta la società civile che si riconoscono nel presente documento e si uniscono in un Comitato di Coordinamento per l’Aiuto a Cuba che ha come scopo, appunto, la lotta contro il blocco e la ricerca di fondi che possano concorrere a lenirne gli effetti sulla popolazione civile.

Operativamente si tratta di trovare strumenti che possano creare coscienza e sensibilità all’argomento, diffondere corretta informazione, sensibilizzare gli Enti Locali perché si pronuncino con una condanna del blocco, possibilmente stanziando, usando quanto previsto dalla normativa sulla Cooperazione Internazionale Decentrata, un contributo a favore di istituzioni cubane che operino nel campo dell’istruzione, della sanità e dello sviluppo sostenibile, e facendosi tramite di una richiesta alla Commissione Europea perché assuma un diverso atteggiamento nei confronti della realtà cubana e svolga il suo naturale ruolo di mediazione chiedendo agli USA la cessazione del blocco e la normalizzazione dei rapporti con la Repubblica di Cuba.