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Ai fratelli e sorelle del COPINH in occasione della festa del 1 maggio

 

Compagni e compagne del Popolo Lenca,

     credo che non ci siano altre ricorrenze che come il 1° Maggio possano essere così universali. In effetti il lavoro è forse l’unica cosa che accomuna tutta l’Umanità, al di là delle culture, delle religioni e delle scelte politiche. E’ naturalmente innata nell’Uomo la pulsione a modificare con il lavoro l’ambiente in cui vive per creare le condizioni migliori per il proprio sviluppo, assicurare il sostentamento del gruppo umano di cui è parte, conservare la propria specie. Il lavoro è quindi espressione della creatività dell’Uomo ed è ciò che all’Uomo conferisce dignità e senso della propria esistenza. Ma in qualche disgraziato momento storico alla maggior parte degli uomini fu strappata la dignità ed il senso della loro esistenza si è svuotato. Il lavoro divenne schiavitù, sfruttamento di molti da parte di pochi che detenevano (e detengono) il potere e le ricchezze. Si è allora sentito il bisogno di un simbolo che aiutasse gli oppressi e gli sfruttati a riconquistare la propria dignità: il 1 Maggio nasce come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche, per affermare i propri diritti, per raggiungere obiettivi, per migliorare la propria condizione.
"Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire" fu la parola d'ordine, coniata in Australia nel 1855, e condivisa da gran parte del movimento sindacale organizzato del primo Novecento. Si aprì così la strada a rivendicazioni generali e alla ricerca di un giorno, il primo Maggio, appunto, in cui tutti i lavoratori potessero incontrarsi per esercitare una forma di lotta e per affermare la propria autonomia e indipendenza.  

Penso che in questo nostro mondo che diventa sempre più piccolo per la possibilità delle comunicazioni, solcato da aerei supersonici e dalle autostrade informatiche, in questo mondo che fa sì che possiamo sentire così vicini i nostri fratelli e sorelle di tutte le latitudini e di tutte le etnie, esiste, ora più di prima, la speranza di poter realizzare il sogno di coloro che hanno lottato, sofferto e dato la vita per un ideale di giustizia, dignità e libertà che è racchiuso nella festa del 1 maggio.

Questa speranza è un dono che ci viene soprattutto dall’esempio dell’America Latina, dal vostro esempio, fratelli e sorelle, compagni del COPINH, che ci dimostrate come un popolo possa difendere la propria cultura ed il proprio ambiente, possa riappropriarsi della propria identità negata dai potenti e dai padroni e nello stesso tempo aprirsi agli altri popoli, agli altri uomini e donne che soffrono per i vostri stessi motivi. I nostri nemici hanno sempre cercato di dividerci con le bugie sulle razze, con i falsi sentimenti nazionalistici, creando guerre contro altri popoli oppressi. A loro bisogna rispondere con l’unità e ce lo state insegnando voi, popoli indigeni di LatinoAmerica, cocaleros di Bolivia, eroici cittadini di Quito, Rivoluzionari Bolivariani del Venezuela, Sem Terra del Brasile, caseroleros d’Argentina. Voi siete alla testa dei movimenti del mondo perché avete ancora in voi stessi la forza dei vostri monti e delle vostre foreste, la rabbia dei vostri vulcani, la saggezza dei vostri antenati e la purezza dei vostri fanciulli. Noi uomini dei paesi ricchi, ormai corrotti ed infiacchiti, frastornati da tutti quegli oggetti che ci hanno convinto siano indispensabili, prigionieri di un assurdo stile di vita  che non è solo al di sopra delle nostre possibilità ma di quelle di tutto il pianeta, produttori di rifiuti che appestano tutto il mondo, avvelenatori dei cieli e delle acque, parassiti dei popoli del terzo mondo, noi non possiamo far altro che sperare nelle vostre lotte e nella vostra vittoria che ci liberi dalle nostre stesse catene. Grazie a voi e grazie a Cuba che in tanti anni ha sempre dimostrato e continua a dimostrare come anche un paese piccolo e povero possa avere la forza e la fermezza di opporsi alle ingiustizie, alle prepotenze ed ai ricatti dei ricchi e dei potenti. Cuba che ha sempre mantenuto acceso il suo faro quando pareva che tutto fosse perduto, che non ci fosse alternativa al barbaro sistema neoliberistico. Cuba che non si risparmia, a costo di immensi sacrifici del suo popolo, per aiutare i popoli fratelli sul cammino della dignità, della solidarietà, della giustizia sociale.

Questo è quanto dobbiamo dirvi, in questa festa che è l’unica festa comune di tutta l’Umanità, in attesa di poter saldare il debito che abbiamo con voi da quando giungemmo con la Croce e con la Spada a devastare le vostre case, a distruggere le vostre civiltà, a rubare le vostre ricchezze, decimare i vostri popoli e ridurvi in schiavitù. Tutto questo non è ancora cessato: il posto dei conquistadores è stato preso dalle multinazionali e dai terratenientes ed i governi asserviti alle logiche imperiali vendono i loro popoli per un compenso inferiore a quello di Giuda. Cosa potranno rispondere quando, con i cuori gonfi di collera, gli oppressi, gli sfruttati, i figli ed i fratelli degli scomparsi, le madri ed i padri di coloro che sono stati assassinati dai sicari dei potenti, andranno a chiedere le ragioni del loro operato? Non ci si può sbagliare: fuggiranno a Miami...

Voglio mandarvi una poesia di Auki Tituaña Males, Alcalde de Cotacachi en Ecuador e amico del nostro circolo, che secondo me dice quello che forse io non sono in grado di dire:

 

Brazo a brazo, lucha conmigo

junta la mano y el corazón

abriendo caminos llegaremos al sol

unidos todos sabremos triunfar.

 

Brazo a brazo, sube al monte

a sembrar los nuevos campos

en la aurora roja y negra

de los Andes y del Caribe.

 

Brazo a brazo por la vida

los pobres de la tierra

marchando por la sierra

daremos luz al amor.

 

Brazo a brazo ¡qué importa el color!

uniremos la sangre por la verdad

un solo idioma debemos hablar

el del amor, la paz y la libertad.

 

Grazie ancora, fratelli e sorelle, compagni e compagne del COPINH, per mostrarci il sentiero su cui seguirvi ed anche se faticoso e irto di rami spinosi, ne giungeremo un giorno alla fine e prenderemo tra le mani il nostro destino, padroni del nostro futuro, in pace con tutto ciò che ci circonda, e sarà il luminoso mattino di un 1 maggio.

 

Gio Batta Prevosto (Titen) segretario del circolo SanremoCuba